Gravidanza. Quando nasce il legame tra una mamma e il suo bambino

La gravidanza è un momento molto particolare nella vita di una donna. E’ il momento in cui ogni donna è chiamata a “fare spazio” dentro sé all’arrivo di una nuova vita in maniera non solo simbolica. E’ noto in letteratura che la relazione tra una madre e il suo bambino si origina ben prima della nascita ed influenza la qualità della relazione post natale. Freud stesso affermava nel lontano 1925 che “c’è molta più continuità fra la vita intrauterina e la primissima infanzia di quanto l’impressionante cesura dell’atto della nascita ci lascerebbe supporre”. Quello dell’”attaccamento prenatale” è un costrutto elaborato negli anni 80 proprio per definire quel particolare legame affettivo che i genitori sviluppano con il proprio bambino durante la gravidanza. Si tratta di un legame fatto di aspettative rispetto a come il bambino sarà, a quali caratteristiche di personalità avrà, a chi assomiglierà a come ci si immagina nel prendersi cura di lui.

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StudioCorvetto: ospite in TV per discutere di Ipocondria

class newsStudio Corvetto ospite della trasmissione di Class News “Primo Tempo Focus” per discutere di Ipocondria.

Per guardare un estratto della puntata clicca qui: [youtube Np6XTvWZV6c ]

 

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Il Disturbo d’Ansia Generalizzata in età evolutiva

ansia generalizzataL’elemento sintomatico che caratterizza questo disturbo è la presenza di ansia eccessiva e di preoccupazione irrealistica. Questa sindrome ha carattere pervasivo e non è possibile collegarla a precise e particolari situazioni ambientali. Spesso si verificano concomitanti manifestazioni somatiche (vari tipi di dolori o malesseri) e una esagerata attenzione verso alcune caratteristiche personali. Ad esempio il bambino si preoccupa costantemente del proprio comportamento e chiede di essere continuamente rassicurato. Le preoccupazioni del bambino possono riguardare sia eventi futuri (un’interrogazione, una gara) che eventi già accaduti rispetto i quali può essere messa in dubbio l’adeguatezza del proprio comportamento.

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Che figura! 5 regole per affrontare l’imbarazzo

L’imbarazzo è una delle emozioni più spiacevoli ma al contempo inevitabili con le quali tutti abbiamo a che fare più o meno quotidianamente nelle situazioni sociali. A seconda della nostra sensibilità e di alcune caratteristiche di personalità avremo maggiore o minore facilità nella gestione di questa emozione e diversi saranno i suoi effetti e le sue conseguenze sulla nostra vita quotidiana.
Non dimentichiamo che la vergogna è una delle emozioni fondamentali in diversi disturbi d’ansia, quali ad esempio la fobia sociale e in diversi disturbi di personalità come quello evitante, borderline, ossessivo compulsivo ecc. E’ perciò un’emozione che non va trascurata neanche quando si presenta nelle sue forme meno invalidanti e va gestita per evitare che si instaurino problematiche psicologiche più rilevanti.

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Il disturbo evitante di personalità

disturbo evitante di personalitàIl Disturbo Evitante di Personalità è caratterizzato da vissuti di estraneità nelle relazioni interpersonali, di non appartenenza e impossibilità di condivisione.
Questi vissuti sono collegati ad una particolare concezione di sé e delle relazioni: il soggetto evitante si considera incapace ed incompetente a livello sociale e si vede per questo predisposto a subire esperienze di rifiuto e umiliazione da parte degli altri, i quali possono scoprire la sua inadeguatezza e il suo scarso valore.

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Sofferenza normale e patologica: quali differenze?

Il limite che separa ciò che si definisce come “normalità” da quello che invece intendiamo come “patologia” è spesso incerto e poco chiaro ma di fondamentale importanza se vogliamo comprendere la natura di ciò che proviamo e la possibilità di trovare una risposta adeguata per il nostro disagio. Questo tema ha inoltre delle implicazioni evidentemente sia etiche che deontologiche e culturali non trascurabili. Ad esempio, cosa distingue un comportamento liberamente espresso da un individuo in base alla propria natura o alla cultura alla quale appartiene e che cosa è invece manifestazione di una patologia che va curata, a volte anche contro la volontà del soggetto stesso?

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Fare pace con il passato

stressVi proponiamo questo articolo molto interessante, scritto da Kai Baumann e Michael Linden, che mette in luce  alcune particolari manifestazioni  cliniche conseguenti, in molti casi, il verificarsi di situazioni stressanti o avversative sul lavoro o la perdita del lavoro stesso.
Nella nostra esperienza clinica presso il Centro stress e disadattamento lavorativo del Policlinico di Milano ci è capitato spesso di riscontrare questo quadro clinico in pazienti che avevano subito un licenziamento dal posto di lavoro o si erano sentiti costretti a dare le dimissioni a causa dell’eccessivo stress accumulato.

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Ruminazione depressiva: quale ruolo nel mantenimento del disturbo depressivo?

Sono diverse e specifiche le risposte che ognuno di noi può fornire ad un episodio depressivo, ma ci sono alcuni elementi caratteristici che sembrano contraddistinguere la manifestazione della depressione. Una di queste manifestazioni tipiche è rappresentata dalla ruminazione.

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Gravidanza. Quando nasce il legame tra una mamma e il suo bambino

La gravidanza è un momento molto particolare nella vita di una donna. E’ il momento in cui ogni donna è chiamata a “fare spazio” dentro sé all’arrivo di una nuova vita in maniera non solo simbolica. E’ noto in letteratura che la relazione tra una madre e il suo bambino si origina ben prima della nascita ed influenza la qualità della relazione post natale. Freud stesso affermava nel lontano 1925 che “c’è molta più continuità fra la vita intrauterina e la primissima infanzia di quanto l’impressionante cesura dell’atto della nascita ci lascerebbe supporre”. Quello dell’”attaccamento prenatale” è un costrutto elaborato negli anni 80 proprio per definire quel particolare legame affettivo che i genitori sviluppano con il proprio bambino durante la gravidanza. Si tratta di un legame fatto di aspettative rispetto a come il bambino sarà, a quali caratteristiche di personalità avrà, a chi assomiglierà a come ci si immagina nel prendersi cura di lui.

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Come riconoscere uno psicoterapeuta efficace? Le 10 qualità.

riconoscere uno psicoterapeuta efficaceE’ questo un tema particolarmente delicato ed importante considerata la difficoltà che spesso le persone incontrano nel scegliere tra le varie tipologie di psicoterapie e approcci teorici quella più adatta al proprio problema. Il timore è sempre lo stesso:” Sarò in grado di scegliere la terapia più corretta per me?”.  Ma ancora più importante: “Sarò in grado di scegliere il giusto terapeuta? Come farò a rendermi conto che è la persona adatta, che sarà in grado di aiutarmi?”

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Conflittualità genitoriale e sviluppo del bambino

conflittualità genitorialeQuando la crisi della coppia diventa insostenibile per entrambi i partner, la conseguenza naturale è spesso la separazione. La disgregazione familiare è un evento intrinsecamente stressante sia per i genitori che per il bambino in quanto comporta uno sconvolgimento dell’ambiente di vita e una ridefinizione di ruoli e compiti all’interno della famiglia. Soprattutto per un bambino piccolo, l’allontanamento di un genitore può essere vissuto come irreversibile e dare origine a sentimenti di perdita e di abbandono.

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La perdita nella separazione

perdita e separazioneQuando due genitori si separano ciò che rattrista maggiormente il figlio è la perdita. Perdita della vita insieme ai genitori, perdita delle sue abitudini quotidiane e nel caso di un trasloco anche perdita dei riferimenti sociali. Tale perdita oltre a essere reale, concreta, è anche simbolica. Infatti il figlio perde l’idea e l’immagine di due genitori che si amano e che vivono accanto a lui con lo scopo di amarlo e proteggerlo e perde l’illusione dell’eternità dell’amore come rifugio sicuro.
Raramente il figlio esprimerà direttamente questa tristezza, ne parlerà con qualcuno. Più spesso tenderà a negarla. I motivi sono vari: la perdita di fiducia verso i genitori, il sentimento di abbandono, la credenza di non essere stato abbastanza bravo o di non aver fatto il possibile per tenere uniti i suoi genitori. Tutte queste motivazioni spingono il figlio a chiudersi in se stesso e a non mostrare i suoi veri sentimenti.

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StudioCorvetto: ospite in TV per discutere di Ipocondria

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Il Disturbo d’Ansia Generalizzata in età evolutiva

ansia generalizzataL’elemento sintomatico che caratterizza questo disturbo è la presenza di ansia eccessiva e di preoccupazione irrealistica. Questa sindrome ha carattere pervasivo e non è possibile collegarla a precise e particolari situazioni ambientali. Spesso si verificano concomitanti manifestazioni somatiche (vari tipi di dolori o malesseri) e una esagerata attenzione verso alcune caratteristiche personali. Ad esempio il bambino si preoccupa costantemente del proprio comportamento e chiede di essere continuamente rassicurato. Le preoccupazioni del bambino possono riguardare sia eventi futuri (un’interrogazione, una gara) che eventi già accaduti rispetto i quali può essere messa in dubbio l’adeguatezza del proprio comportamento.

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7 luoghi comuni sulla Psicologia e sugli Psicologi

Una raccolta esaustiva di tutti i miti da sfatare sugli psicologi e la psicologia potrebbe comprenderne ben più di sette…
In questo elenco, ho cercato di selezionare i più diffusi e resistenti.
Per intenderci, quei luoghi comuni che allontanano l’utenza dagli studi degli psicologi e quelli che è necessario “ristrutturare” nei pazienti prima di iniziare qualsiasi lavoro terapeutico.

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Il comportamento di attaccamento del bambino verso il genitore

Con il termine “attaccamento” ci si riferisce ad un sistema comportamentale tipico dei primati e in particolare della specie umana che ha lo scopo principale di garantire al piccolo la protezione dai predatori tramite il mantenimento della vicinanza a uno dei membri adulti della propria specie, identificato come figura protettiva. Una volta identificata tale figura, il piccolo cerca di rimanergli costantemente vicino e di aumentare la vicinanza in condizioni di particolare stress o pericolo. La figura di attaccamento è in genere la madre biologica ma non sempre esiste una sola figura di attaccamento: se la madre non è disponibile il piccolo si rivolgerà a figure sostitutive.

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Il disturbo ossessivo compulsivo in età evolutiva

Le componenti caratteristiche di questo disturbo sono due: le ossessioni e le compulsioni:
- le ossessioni sono pensieri intrusivi che hanno particolari caratteristiche relative all’efficacia del pensiero e al modo in cui viene vissuto il rapporto tra sé e il mondo (Bara, 1996). Un primo gruppo di ossessioni riguardano la ripetizione di frasi, pensieri, immagini, l’impossibilità di prendere una decisione e quindi effettuare una scelta. Un secondo gruppo di ossessioni riguarda invece riguarda il “pensiero magico”, che ha la funzione di controllare l’ambiente attraverso condotte o pensieri “magici” che dovrebbero rendere controllabile tutto ciò che in realtà non lo è. Questa tipologia di pensieri è vissuta dal bambino in maniera negativa, li trova spesso fastidiosi e disturbanti, come qualcosa che si impone alla coscienza.
- le compulsioni sono invece dei comportamenti che si presentano sotto forma di rituali (cioè serie di azioni meticolosamente programmate ed eseguite) che il bambino si sente costretto ad eseguire per poter placare l’angoscia che percepisce internamente. Alcuni esempi di compulsioni possono essere il toccare ripetutamente particolari oggetti per evitare un pericolo o evitarne altri per non esserne contaminati. Tali azioni sono vissute con un forte senso di costrizione, il bambino cioè non riesce a fare a meno di mettere in atto il comportamento.

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Che figura! 5 regole per affrontare l’imbarazzo

L’imbarazzo è una delle emozioni più spiacevoli ma al contempo inevitabili con le quali tutti abbiamo a che fare più o meno quotidianamente nelle situazioni sociali. A seconda della nostra sensibilità e di alcune caratteristiche di personalità avremo maggiore o minore facilità nella gestione di questa emozione e diversi saranno i suoi effetti e le sue conseguenze sulla nostra vita quotidiana.
Non dimentichiamo che la vergogna è una delle emozioni fondamentali in diversi disturbi d’ansia, quali ad esempio la fobia sociale e in diversi disturbi di personalità come quello evitante, borderline, ossessivo compulsivo ecc. E’ perciò un’emozione che non va trascurata neanche quando si presenta nelle sue forme meno invalidanti e va gestita per evitare che si instaurino problematiche psicologiche più rilevanti.

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Il disturbo borderline di personalità. Piccola guida per pazienti e familiari

Cos’è il disturbo bordeline di personalità? Come si manifesta? Quali sono le caratteristiche salienti del disturbo e quali le strategie migliori per affrontarlo se ad esserne affetto è un nostro familiare?
Tra i disturbi di personalità,  il disturbo borderline è quello che più di frequente arriva  all’osservazione clinica. Colpisce il 2% della popolazione, più frequentemente il sesso femminile. L’esordio avviene in adolescenza o nella prima età adulta.
Per comprendere meglio la natura e le caratteristiche fondamentali del disturbo borderline di personalità è necessario fare un passo indietro partendo proprio dal concetto di personalità.

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Il Disturbo d’Ansia Generalizzata

Il disturbo d’ansia generalizzata si manifesta con ansia e preoccupazione eccessive (attesa apprensiva), che si manifestano per la maggior parte dei giorni per almeno 6 mesi e che riguardano una quantità di eventi o di attività (ad esempio prestazioni lavorative o scolastiche).
Le persone che soffrono di disturbo d’ansia generalizzata non riescono a controllare la preoccupazione.
Ansia e preoccupazione sono associate con tre (o più) dei seguenti sintomi:
-   irrequietezza
-   facile faticabilità
-   irritabilità
-   difficoltà a concentrarsi
-   tensione muscolare
-   alterazioni del sonno
L’insieme dei sintomi causa un disagio clinicamente significativo con compromissione della funzionalità sociale, lavorativa, familiare, individuale.

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Bimbi che non vogliono fare la nanna. Il metodo Estivill

Buona parte delle neomamme si trova prima o poi alle prese con la difficoltà da parte dei propri bimbi ad addormentarsi.
Questa difficoltà del bambino si esprime quasi sempre con il netto rifiuto di starsene nel proprio lettino, con reazioni di pianto e urla ogni qual volta la mamma tenta di allontanarsi e con risvegli notturni più frequenti di quanto non sia giustificato dalla necessità di mangiare.
Per risolvere drasticamente i problemi di sonno dei cuccioli negli ultimi anni spopola un testo divulgativo scritto dal medico spagnolo Eduard Estivill il cui titolo è “fate la nanna”.

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Il disturbo evitante di personalità

disturbo evitante di personalitàIl Disturbo Evitante di Personalità è caratterizzato da vissuti di estraneità nelle relazioni interpersonali, di non appartenenza e impossibilità di condivisione.
Questi vissuti sono collegati ad una particolare concezione di sé e delle relazioni: il soggetto evitante si considera incapace ed incompetente a livello sociale e si vede per questo predisposto a subire esperienze di rifiuto e umiliazione da parte degli altri, i quali possono scoprire la sua inadeguatezza e il suo scarso valore.

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E’ giusto dire la verità ai bambini?

dire la verità ai bambiniUna delle sfide maggiori degli adulti nei confronti dei bambini è quella di essere sempre sinceri e trasparenti con loro anziché mentire o nascondere alcuni avvenimenti dolorosi che riguardano la famiglia. La scelta di non mettere a conoscenza il bambino di determinati avvenimenti ha solitamente due motivazioni principali: quella di ritenere che il bambino, essendo piccolo, non sia in grado di comprendere la situazione, e quella di ritenere che il bambino possa rimanere traumatizzato e subire dei danni emotivi, in particolare nel caso di avvenimenti tragici quali i lutti. Se poi i lutti o le situazioni dolorose riguardano i genitori e sono avvenuti in un’epoca talvolta precedente alla nascita del figlio, quasi si dà per scontato che non sia necessario coinvolgere il bambino con i propri problemi, con le proprie sofferenze. Il beneficio principale che si crede di ottenere comportandosi così è quello di proteggere il bambino dalla sofferenza. Ciò che spesso si fa fatica a comprendere è che il non parlare di certe sofferenze non significa non manifestarle (attraverso il comportamento, il non verbale: la mimica, la postura, il tono di voce ecc.). Il bambino pertanto percepirà nei genitori o nel suo contesto d’accudimento un’emotività negativa che non riuscirà a comprendere e a spiegarsi. Se nessuno gli spiegherà come stanno realmente le cose e cosa sta succedendo potrà crearsi una propria spiegazione, il più delle volte autoriferita. Ad esempio, “Se la mamma è triste è perché non sono stato bravo”. “La mamma piange perché sono stato cattivo”. Questo tipo di spiegazioni che il bambino si dà, nel tempo, potranno minare la sua autostima, il suo senso di sicurezza, di competenza, di amabilità, determinando in molti casi difficoltà emotive in età adulta. Ecco così che l’intento positivo dei genitori di proteggere il proprio bambino porterà invece a conseguenze negative di varia intensità a seconda della situazione vissuta.

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5 modi per non cadere nella “tristezza delle feste”

Quante volte vi sarete chiesti: “Chi l’ha detto che le feste portano con loro solo felicità e allegria?”, “Come mai tutto intorno a noi, dalle vetrine dei negozi, alle luci sfavillanti nelle strade, agli addobbi natalizi, alle promesse di un momento festoso e ricco di gioia ci fa sentire malinconici, pensierosi, a volte tristi?”

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