La biochimica dell’innamoramento

Cosa accade al nostro corpo e alla nostra mente quando ci innamoriamo? Quali cambiamenti biochimici e psicologici sottendono un’infatuazione?
Prima di addentrarci nella spiegazione neurobiologica del comportamento umano legata alla fase di innamoramento, è indispensabile specificare che nella specie umana l’innamoramento e l’amore sono fasi differenti legate a bisogni differenti. Sesso e amore non sono la stessa cosa. L’innamoramento ha, da un punto di vista evolutivo e più strettamente biochimico, la funzione di avvicinare due individui per portarli all’accoppiamento. E’ un meccanismo più ancestrale che si è mantenuto nel corso della storia dell’uomo proprio per garantire la continuità della specie umana. L’amore, invece,  sottende meccanismi biochimici differenti dall’innamoramento, è determinato più dalla cultura e dall’apprendimento che non dalla natura. L’amore tra due individui ha la funzione di garantire stabilità al nucleo familiare necessaria all’accudimento dei piccoli e alla loro crescita.

Espressioni quali “perdere la testa”, “camminare a tre metri da terra” ecc ci segnalano una condizione davvero peculiare tipica dell’infatuazione caratterizzata da euforia, eccitazione, bisogno costante quasi ossessivo della presenza dell’altro, iperattivazione fisiologica, difficoltà a dormire, riduzione o aumento dell’appetito ecc.

Ma come ci si innamora? Un ruolo chiave nel processo di scelta del partner è giocato dai “feromoni”, messaggeri chimici mediati dall’olfatto che vengono secreti da particolari ghiandole localizzate dietro l’orecchio, nel cavo ascellare e nell’area genitale. Scegliamo il nostro partner sessuale sulla base dell’odore. Gli odori, come i sapori, sono mediati dalla parte meno razionale del cervello. Pare che la preferenza di un “odore” piuttosto che un altro sia determinata dalla maggiore o minore compatibilità genetica tra due individui. Questo meccanismo si sarebbe mantenuto nel corso del tempo in quanto, in teoria, garantirebbe di selezionare il partner più compatibile e dunque favorirebbe l’evoluzione della specie.

Quando ci innamoriamo si attiva tutta una serie di meccanismi psicologici e biochimici che rendono l’innamoramento molto simile alla dipendenza da sostanze. L’eccitazione fisiologica e sessuale, il bisogno costante e impellente dell’altro, l’accelerazione psicomotoria sono tutti meccanismi tipici che si attivano quando nel nostro corpo sono presenti dosi massicce di Dopamina, Noradrenalina e Feniletilamina (PEA). Questi stessi neurotrasmettitori si attivano in soggetti che soffrono di una dipendenza da sostanze e così come questi soggetti , anche gli innamorati sentono che la loro condizione è simile ad una vera e propria dipendenza. Uno studio condotto su coppie di soggetti che si dichiaravano felicemente accoppiati ed euforici ha rilevato la presenza di metaboliti urinari di PEA.

La presenza di questi neurotrasmettitori, fortunatamente, non è duratura e lascia ben presto spazio a sostanze meno “eccitanti” che, però,  garantiscono stabilità al rapporto. Le sostanze in questione sono ossitocina per la donna e vasopressina per l’uomo. Tali neurotrasmettitori rappresentano i correlati biochimici di stati d’animo quali l’affetto, la dedizione, la cura per l’altro e vengono attivati dall’abbraccio e dalle carezze. E’ interessante notare che nelle coppie di innamorati che vivono separati o hanno incontri intermittenti, i neurotrasmettitori tipici dell’innamoramento e dell’infatuazione (PEA) sembrano perdurare molto più a lungo e lasciare spazio solo molto più tardi ai neurotrasmettitori tipici del “legame stabile”.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa ha pubblicato sulla rivista “Psychoneuroendocrinology” i risultati di una ricerca che dimostra come, durante la fase dell’innamoramento, i livelli di testosterone aumentino nelle donne e diminuiscano negli uomini. Negli uomini, contrariamente a quanto si potrebbe supporre, si abbassano i livelli di testosterone, l’ormone maschile che comanda alcuni comportamenti aggressivi, tipicamente maschili, o gli impulsi sessuali. Si spiegherebbe così “l’addolcimento” che si verifica con l’innamoramento anche nei più agguerriti. Nelle donne, invece, avviene esattamente il contrario, il testosterone cioè aumenta. Ecco perché le donne innamorate avrebbero più temperamento. Si spiega così un altro luogo comune che vorrebbe gli uomini sempre in balia della volontà delle donne, in particolare all’inizio del rapporto, e per questo derisi dagli amici. Una strategia che la responsabile della ricerca, Donatella Marazziti – definisce di sopravvivenza, perché nella fase dell’innamoramento lo stare insieme, dunque il venirsi incontro viene considerato la maggiore priorità. Per arrivare a questa conclusione i ricercatori hanno analizzato 12 uomini e altrettante donne innamorati, seguiti per i primi sei mesi della relazione e messi a confronto con altri 24 volontari, di entrambi i sessi, che erano single oppure avevano un rapporto di lunga durata o stabile. Un’altra osservazione riguarda l’ormone dello stress, i cui livelli per gli innamorati, a prescindere dal sesso, aumentano. Come a dire che l’inizio di una relazione è ugualmente stressante per uomini e donne.

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