Catastrofi naturali e salute psicologica

Anno 2016: nelle ultime settimane il tema delle catastrofi naturali è stato in primo piano praticamente tutti i giorni. Lo sciame sismico che ha coinvolto il centro Italia (e che pare non essere ancora cessato) ha sconvolto gli animi degli italiani e ha radicalmente modificato le vite di migliaia di persone.
Cosa accade quando si assiste in prima persona al verificarsi di una catastrofe naturale? Quali manifestazioni psicologiche e psicopatologiche rappresentano la risposta più tipica a questi eventi?

Gli elementi che caratterizzano una catastrofe naturale e che ne determinano in larga parte il fortissimo impatto psicologico hanno a che fare con l’imprevedibilità e con la gravità dell’evento. Un terremoto non è prevedibile, coglie chiunque di sorpresa e, quel che è peggio, una volta verificatosi può riverificarsi in qualsiasi momento. Questo elemento fa sì che la risposta psicologica da parte di chi assiste ad un terremoto sia una risposta di estremo allerta. Il pensiero è “non è possibile rilassarsi perché una nuova scossa potrebbe arrivare in qualsiasi momento”. E’ comprensibile come questo stato cognitivo ed emotivo determini una sorta di “sospensione” nella vita delle persone colpite da una catastrofe naturale. Non è possibile riprendere la vita di sempre, non è possibile tornare nelle proprie case, non è possibile riprendere a lavorare. Questo fa sì che sia molto più complicato  per queste persone superare il trauma e inscrivere l’evento tragico nell’ordine naturale delle cose. Ovviamente, maggiore è la gravità dell’evento e maggiori sono le probabilità che lo stato di allerta e di attivazione fisiologica che ne conseguono siano  importanti.

In letteratura, il quadro psicopatologico che viene riscontrato più di frequente nei soggetti che assistono al verificarsi di catastrofi naturali è il disturbo post traumatico da stress. I principali sintomi del disturbo sono riassunti dalla cosiddetta “triade sintomatologica”, ovvero  intrusioni, evitamento,  iperattivazione fisiologica. In particolare, si può riscontrare la presenza di:

  • Flashback: un vissuto intrusivo dell’evento che si propone alla coscienza, “ripetendo” il ricordo    dell’evento
  • Stordimento e confusione.
  • Evitamento: la tendenza ad evitare tutto ciò che ricordi in qualche modo, o che sia riconducibile, all’esperienza traumatica (anche indirettamente o solo simbolicamente).
  • Incubi: che possono far rivivere l’esperienza traumatica durante il sonno, in maniera molto vivida.
  • Iperattivazione fisiologica caratterizzata da insonnia, irritabilità, ansia, aggressività e tensione generalizzate.

La letteratura dimostra che non tutte le persone esposte allo stesso evento traumatico reagiscono nella medesima maniera, e solo alcune, una minoranza, sviluppano un disturbo post traumatico da stress. Questo ha portato gli studiosi a ricercare dei fattori di rischio o di vulnerabilità che favorirebbero la comparsa di un disturbo post traumatico. I risultati confermano l’esistenza di alcune variabili che sembrerebbero spesso presenti in pazienti affetti da DPTS: fattori genetici, familiarità, personalità, traumi pregressi, precedenti problemi comportamentali o psicologici, eventi di vita e, dopo l’episodio, supporto ricevuto e altri traumi subiti. Il peso di questi agenti è probabilmente diverso, e ciascuno potrebbe espletare la sua azione in maniera non assoluta ma rendendo l’individuo vulnerabile ciascuno a stimoli di diversa intensità. È da osservare che molte di queste variabili incidono anche nell’insorgenza di altre psicopatologie. Ricerche future dovranno dunque chiarire se si tratta di fattori di rischio specifici per il DPTS o genericamente predisponenti alle malattie mentali. L’esistenza di fattori predisponenti non mina, a nostro avviso, l’idea cardine secondo cui il DPTS può insorgere in qualsiasi persona. Per tutte le patologie, fisiche o psichiche, esistono infatti delle condizioni prevalentemente associate alla comparsa del disturbo. Dire che delle variabili possono rendere il singolo più vulnerabile non significa però asserire l’esistenza di una precisa predisposizione genetica che individui  a priori la rosa dei potenziali pazienti.

Il trattamento del disturbo post traumatico da stress prevede l’impiego della psicoterapia cognitivo comportamentale, che ha dimostrato la sua efficacia con i disturbi d’ansia. Eventualmente, in abbinamento alla psicoterapia, si può prevedere l’impiego di una terapia farmacologica sulla base di una valutazione medica.

 

© MilanoPsicologo.it | Centro di Psicologia e Psicoterapia MilanoTerapia Cognitivo Comportamentale CBT + EMDRNeurofeedback Dinamico