Parto e disturbo post traumatico da stress – PTSD

Partorire oggi non è la stessa cosa che partorire 100 anni fa, questo si sa. Oggi siamo sufficientemente serene, quando ci accingiamo a dare alla luce i nostri figli, che la scienza ci fornirà gli strumenti per partorire in sicurezza e con meno dolore possibile.
Nonostante questo, il parto è e rimane uno degli eventi più stressanti nella vita di una donna.
Non mi riferisco solamente a ciò che vuol dire per una donna dare alla luce un bambino, mi riferisco specificatamente all’evento del parto e alle sue fasi. Il travaglio, la fase espulsiva e le ore immediatamente successive rappresentano momenti intensi e oserei dire “estremi” per la partoriente. Pur essendo un “atto” fisiologico, il parto rappresenta un momento nel quale la vita e la morte si sfiorano e a volte si toccano. E’ un momento nel quale il dolore intenso porta spesso la partoriente a vivere sensazioni estreme di perdita di controllo e di paura per la sua vita e per quella del suo bambino. L’intensità di tali sensazioni è fortissima sia per la donna che per chi assiste al parto, partner compreso. E’ proprio l’intensità di questo momento e le conseguenze sul piano psicologico che il parto ha per la donna a far sì che, a ragion veduta, il parto possa essere annoverato tra gli “stressor” capaci di determinare un disturbo post traumatico (Post Traumatic Stress Disorder PTSD). Il disturbo post traumatico da stress, per intenderci, è la risposta patologica degli individui ad un evento fortemente stressante che ha rappresentato una minaccia all’integrità fisica del soggetto o di qualcuno a lui caro e che ha determinato una reazione di paura intensa, sentimenti di impotenza e di orrore. Gli eventi  in grado di determinare reazioni di questo tipo sono tipicamente gli incidenti stradali, le catastrofi naturali, gli abusi e le violenze. Apparentemente inserire il parto, che di per se è un evento positivo ed è quasi sempre l’esito di una scelta precisa e libera, tra gli eventi capaci di determinare una reazione psicopatologica sembra controintuitivo.

In realtà, l’associazione tra il parto e l’insorgenza di una sindrome come quella post traumatica da stress non è un fatto strano e neppure recente. Vediamo perchè.

Fu nel 1978 che per la prima volta venne osservata una “nevrosi traumatica postparto” da due ricercatori francesi, M. Bydlowsky e R. Duval, caratterizzata da aumentata attivazione fisiologica, flashback intrusivi legati a immagini del parto e incubi.

Inoltre, uno studio australiano condotto nel 2000 (Creedy) indica che su 499 partorienti esaminate, almeno il 33% indicava il parto come un’esperienza traumatica e almeno il 5,6% a 6/7 settimane dal parto manifestava sintomi di stress post traumatico.

Lo stress post traumatico può manifestarsi con flashback, ricordi intrusivi, incubi e condotte di evitamento. Molto spesso, donne traumatizzate dal parto, rifiutano nuove gravidanze o ricorrono al cesareo programmato solo per allontanare lo spettro dell’evento che le ha fatte tanto soffrire. Altre, invece, dopo un parto traumatico, per paura di una nuova gravidanza, rifiutano più o meno consapevolmente di recuperare la dimensione sessuale del proprio rapporto di coppia.

Conseguenze di un PTSD legato al parto

Le ricadute di un PTSD sulla madre, sulla coppia genitoriale e sul nuovo nato sono molteplici. E’ intuitivo, una mamma traumatizzata dalla nascita del suo bambino è una mamma costantemente in ansia rispetto ai pericoli reali ed eventuali, è una mamma ipervigile, è una mamma che farà fatica a dedicarsi in maniera serena ad accudire suo figlio. In una ricerca del 1995, Ballard e co. hanno studiato in modo dettagliato 4 casi di donne che a 48 ore dal parto presentavano un profilo sintomatologico tipico del DPTS, con vissuti depressivi; due di queste ebbero significative difficoltà nell’instaurare un legame di attaccamento sicuro con i propri bimbi. J.L. Reynold sriporta 6 casi da lui affrontati, in cui le donne lamentano uno stress che sembra essere radicato nella propria esperienza di travaglio e parto, tanto da influenzarne negativamente la capacità di allattare al seno, di creare un legame col bambino, di riprendere i rapporti sessuali, con pesanti ripercussioni sull’autostima.

Terapia del PTSD

Un aspetto da considerare primariamente è quello legato alla prevenzione. Ginecologi, ostetriche, puericultrici, medici di famiglia dovrebbero prestare estrema attenzione alle condizioni di salute psicologica oltre che fisica delle puerpere così da suggerire un intervento precoce e mirato alla soluzione del problema.

Nel luglio del 2012 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato nelle sue linee guida per il trattamento del Disturbo Post Traumatico da Stress che l’EMDR (Eye Movement Desensitization Reprocessing) ne rappresenta la terapia d’elezione. L’EMDR è una tecnica psicoterapeutica volta a desensibilizzare i ricordi traumatici del paziente così da integrarli nella rete neurale di conoscenze e informazioni. L’EMDR abbinato alla psicoterapia cognitivo comportamentale risulta essere senz’altro lo strumento più valido e maggiormente consigliato laddove sussista una diagnosi conclamata di Disturbo Post Traumatico da Stress.

 

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Ballard C. J. , Stanley A. K., Brockington I.F., Post traumatic stress disorder after childbirth. Psychiatry 1995;166:525-8. Bydlowsky M, Raoul Duval A. Un avatar psychique méconnu de la puerperalité : la névrose traumatique postobstétricale. Perspective Psychiatriques 1978;4:321-8.
Bonapace S., Ciotti F. Il disturbo post traumatico da stress successivo al parto. Quaderni ACP 2009; 16 (4), pp 161-165
Creedy, Shochet, Horsfall, Childbirth and the development of acute trauma symptoms: incidence and contributing  factors. Birth 27(2): 104-11, 2000
Reynolds JL. Post traumatic stress disorder after childbirth:the phenomenon of traumatic birth. Can Med Ass J 1997; 156, 831-5